Terapia familiare: fare il primo passo

Hai scelto il terapeuta al quale rivolgerti ma ancora qualcosa ti trattiene dal contattarlo?

Anche tu, come tutte le persone che vogliono andare da uno psicologo, hai cercato un professionista adatto a risolvere il tuo problema.

Probabilmente hai percorso una di queste strade.

➡️  Ti sei confidato con qualcuno a te caro che ti ha dato il nominativo di un professionista con il quale si è trovato bene o di cui ha sentito parlare bene.

➡️  Oppure hai cercato un professionista su google e hai trovato un buon numero di nominativi. Non è stato facile scegliere. Sei stato molto attento ad individuare il professionista che si occupa della tua problematica. Magari hai scoperto che ha un sito e hai letto alcuni articoli che hanno catturato la tua attenzione.

➡️  Forse hai trovato anche la foto del professionista e questo può aver inciso sulla tua scelta. Un volto e uno sguardo, in sostanza sapere “che faccia ha” il professionista che incontrerai, può fare la differenza.

➡️  Sai bene che quando si tratta di salute è importante fare una scelta sicura. Se devi farti mettere a posto la schiena, non vai dal primo fisioterapista che capita, ma cerchi le “giuste mani” a cui affidarti. Allo stesso modo, se hai una sofferenza psicologica che riguarda te o un tuo familiare, non scegli a caso, ma cerchi un professionista affidabile. Così hai verificato (👉 consulta il sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi) che il professionista scelto fosse un “vero” psicologo o psicoterapeuta perché legalmente riconosciuto, quindi laureato, specializzato e competente.

Una porta da aprire

Fino a qui hai cercato le giuste informazioni, ora c’è una porta che devi aprire e la chiave ce l’hai solo tu🔑:

contattare lo psicologo per prendere in mano la situazione ed affrontarla con coraggio.

Parliamoci chiaro, la maggior parte delle persone farebbe volentieri a meno di rivolgersi ad uno psicologo e di solito prima tenta altre soluzioni.

⭕ A volte l’ostacolo è l’imbarazzo di parlare ad un estraneo dei propri problemi.

⭕ Altre volte è il timore di affrontare ciò che causa sofferenza.

⭕ Oppure può essere il timore di iniziare un percorso sconosciuto.

E così si finisce con il rimandare, intanto la condizione di sofferenza permane, nell’attesa che si risolva da sola.

Su questo punto ho alcune importanti domande da farti.

Quali sono le ricadute sulla quotidianità del tuo stare male?

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Quali sono le conseguenze sulla relazione con chi ti sta vicino?

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Quanto sarà più semplice o più difficile risolvere i problemi più avanti?

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Adesso fermati. Voglio raccontarti una parabola sufi che c’entra qualcosa con questo discorso.

📖   Un giorno Mullā Nasreddin voleva imparare a nuotare. Così andò da un istruttore di nuoto che gli disse: “Vieni con me. Stavo giusto andando al fiume. Non è difficile, vedrai, imparerai in un attimo. E’ talmente semplice che persino un bambino è in grado di farlo.

Ma sfortunatamente, appena raggiunsero la riva del fiume Mullā Nasreddin scivolò. C’era un terreno fangoso e finì lungo disteso per terra prendendosi un bello spavento. Si allontanò immediatamente dal fiume, correndo più in fretta che poteva e si mise al riparo sotto un albero.

L’istruttore lo rincorse e gli disse: “Ma che fai, scappi? Dove stai correndo, torna qui!”.

Rispose Mullā Nasreddin: “Senti, adesso prima mi insegni a nuotare, poi verrò vicino al fiume, così è troppo pericoloso. Guarda, io mi avvicinerò al fiume solo quando avrò imparato a nuotare”.

L’istruttore di nuoto disse: “Ma come ti pare sia possibile imparare senza andare al fiume?”.

E fu così che Mullā Nasreddin non imparò mai a nuotare.

Per lui era troppo pericoloso, di conseguenza non fu in grado di fare quel passo che gli avrebbe permesso di oltrepassare la porta del cambiamento.

Purtroppo Mullā Nasreddin non seppe mai che cosa avrebbe trovato dall’altra parte.

Questa storia ha una morale.
La convinzione di Mullā Nasreddin gli ha impedito di andare oltre e dunque di correre il rischio di vivere un’esperienza nuova.

Ma l’unico modo per arrivare al cambiamento è aprire quella porta e varcare la soglia dello sconosciuto.

Lo sapeva bene anche Cristoforo Colombo che mai avrebbe intrapreso il viaggio verso il Nuovo Mondo se si fosse soffermato a pensare ai pericoli e alle difficoltà.

E poi, diciamocelo, comunque sia, non è possibile evitare il rischio di vivere.

Ciò di cui dovresti avere paura veramente, non è affrontare le difficoltà, ma ciò che accadrebbe se non lo facessi.

Questo è il vero problema.

Bene, la mia storia oggi finisce qui.

Sta a te ora scegliere se rimanere al riparo sotto un albero o andare al fiume per imparare a nuotare.

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Mara Vesco

Sono una psicologa, mi appassionano le storie e le emozioni che accompagnano ogni vita, rendono unico ogni essere umano e il suo contesto familiare. Credo nel cambiamento e nell'importanza della comunicazione come strumento per migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri. Lavoro da anni con le famiglie, in particolare mi occupo di disabilità visiva e di genitorialità. Seguimi su Google+