Quando è utile la terapia familiare?

Quando è utile la terapia familiare?” è una delle domande che mi vengono rivolte più spesso.

Da specialista in questo ambito rispondo dicendo che la terapia familiare è un metodo di lavoro psicologico che giova nelle situazioni in cui colui che manifesta la sofferenza si trova in una condizione di dipendenza dalla famiglia (bambini e adolescenti).

Può infatti capitare che in famiglia siano i bambini i primi a manifestare forme di malessere psicologico che rappresentano il sintomo più evidente di rapporti familiari in crisi.

Quando dentro le mura di casa un rapporto è incrinato, tutti ne soffrono.

Sono infatti proprio i bambini i primi a risentirne perché sono più sensibili e più fragili degli adulti. Alcuni bambini possono manifestare il disagio stando male a scuola, manifestando incubi notturni, faticando a concentrarsi sui compiti. Così accade sempre più spesso che un giorno mamma, papà e figlio varchino la soglia dello studio di uno psicologo. Ed è probabile che quel primo appuntamento segni l’inizio di una terapia familiare.

Per risolvere i problemi, è necessario un gioco di squadra e rendersi disponibili a mettersi in discussione, insieme.

La-famiglia-di-BoteroLe ricerche hanno infatti messo in evidenza che il malessere del bambino può esprimere i problemi di relazione della famiglia intera e quindi va affrontato assieme a genitori e fratelli in un vero gioco di squadra. Ma il gioco di squadra non è l’unico motivo per cui si privilegia questo metodo. Tutti gli studi in terapia familiare, dagli anni 60′ in poi, sottolineano l’importanza dell’ambiente familiare. Ad un livello più approfondito di analisi, nella maggior parte dei casi si è visto che il malessere dei più piccoli nasce da un disagio nel rapporto con i genitori o con i fratelli.

E’ importante capire che il loro tormento deriva da una difficoltà nella relazione.

Pensiamo a quando in famiglia si manifesta una crisi di coppia, oppure insorgono difficoltà di dialogo fra un genitore e un figlio. Alcuni bambini, per esempio, vivono in una famiglia dove l’amore tra i genitori è in crisi, ne soffrono e lo dimostrano con un comportamento anomalo.

Un esempio?

Può accadere che un bambino si rifiuti di andare a scuola perché avverte delle tensioni tra mamma e papà e non voglia uscire di casa per controllare quello che succede. In situazioni come queste i genitori devono riflettere sul loro rapporto e sul legame con la famiglia d’origine che può condizionarli. Spesso la terapia permette loro di recuperare un buon affiatamento. Talvolta si accorgono di stare assieme solo per i figli e si separano.

Per aiutare il figlio i genitori devono dunque avere il coraggio di mettere la loro relazione sotto la lente d’ingrandimento, essere disposti a farsi coinvolgere.

Per concludere, la terapia familiare è uno spazio di ascolto e dialogo nel quale i membri della famiglia sperimentano modalità diverse e costruttive di stare insieme, si aiutano a vicenda e riscoprono la forza del loro legame. Il punto di vista di tutti i familiari è una preziosa risorsa utile alla costruzione di nuove letture foriere di cambiamento.

In questo articolo ho risposto alla domanda: “Come funziona la terapia familiare?

Leggi di cosa mi occupo.

Immagine: “La famiglia” di Botero

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Mara Vesco

Sono una psicologa, mi appassionano le storie e le emozioni che accompagnano ogni vita, rendono unico ogni essere umano e il suo contesto familiare. Credo nel cambiamento e nell'importanza della comunicazione come strumento per migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri. Lavoro da anni con le famiglie, in particolare mi occupo di disabilità visiva e di genitorialità. Seguimi su Google+