Perchè scegliere la terapia familiare ti conviene?

Rivolgersi ad un terapeuta della famiglia, sì o no?

Questo è il “dilemma” che accompagna molti quando hanno provato a risolvere un problema, ma invano.

Come se, giunti al bivio di un sentiero di montagna, non sapessero che direzione prendere: rivolgersi ad un professionista esterno alla famiglia o farcela da soli?

Le persone che mi chiedono una consulenza, talvolta mi raccontano che l’ostacolo più grande che hanno dovuto superare per contattarmi è stato fare il primo passo.
Sì, digitare il numero sul cellulare e chiamare in studio.

Anche quando sentivano che quella era la scelta giusta, qualcosa li tratteneva dal farlo.

Ho voluto vederci chiaro.

Ho capito che, a volte, la titubanza è dettata dal timore che andare in terapia significhi rinunciare a ragionare con la propria testa.

Se anche tu la pensi un po’ così, ci tengo a rassicurarti: il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, nell’articolo 4, afferma che lo psicologo nell’esercizio della sua professione deve rispettare “l’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori”. E’ scritto, nero su bianco.

Va bene, questa cosa l’abbiamo chiarita, ma continua a non essere chiaro perché una persona, una coppia, una famiglia, dovrebbero rivolgersi ad uno psicologo, anziché “farcela da soli”.
Voglio dire, una differenza ci deve pure essere. Se così non fosse, le persone non perderebbero tempo ad andare in terapia.

Quale sarebbe questa differenza?
Te lo spiego subito.

Uno dei primi aspetti da tenere in considerazione quando cerchi di risolvere da solo un problema è che la percezione che hai del problema è vincolata dal tuo personalissimo punto di vista.

Questo è un punto centrale.

Immagina che il nostro punto di vista sia come un bel paio di occhiali le cui lenti ci permettono di guardare il mondo, problemi compresi.

E ora immagina se potessi cambiare le lenti dei tuoi occhiali e osservare i tuoi problemi da altri punti di vista.

Uscire dal proprio punto di vista e provare a guardare la situazione da altre posizioni allarga lo sguardo e permette di trovare soluzioni e sensazioni nuove e a volte impensate.

Ora, la terapia non è un negozio di ottica, ma ci siamo capiti.

Sia ben chiaro, questo non vuol dire che sempre quando abbiamo un problema familiare dobbiamo andare in terapia. In terapia si va quando le abbiamo provate tutte e non siamo venuti a capo di niente.

Dunque, la situazione è la seguente:

> hai un problema;

> non sai come risolverlo, anche perché sei immerso nel problema e questo non ti fa vedere altre soluzioni;
efficaci;

> decidi di parlarne con una persona che ti aiuti a trovare soluzioni diverse da quelle che hai adottato fino a quel momento.

Sì, lo so a cosa stai pensando: “Ma allora se basta qualcun altro con cui parlare, perché dovrei rivolgermi proprio ad uno psicoterapeuta della famiglia?”.

Perché scegliere la terapia familiare?

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la differenza che intercorre tra parlare con uno psicologo e parlare con un’altra persona, per esempio con un amico.

👉 Lo psicologo non è coinvolto in dinamiche affettive con il paziente. Questo significa che puoi parlargli di tutto, senza il timore di cambiare situazioni quotidiane.

👉 Lo psicologo è concentrato sul paziente e il paziente è concentrato su di sé. Questo è il contesto relazionale migliore per favorire l’esplorazione del problema e per favorire il cambiamento.

👉 Lo psicologo si è formato, ha uno specifico metodo di lavoro, per prendere in carico ed affrontare difficoltà strutturate.

La terapia familiare è un contesto nel quale si affrontano i problemi con la garanzia di un metodo di lavoro di cui il terapeuta è l’esperto.

Invece, l’ESPERTO DI TE STESSO E DELLA TUA FAMIGLIA SEI TU, lo psicologo è lì per facilitarti il viaggio verso una maggior comprensione della problematica, al fine di avviare un cambiamento.

E dunque la terapia familiare è un LAVORO DI SQUADRA, tra i familiari e tra i familiari e lo psicoterapeuta.

Mettiamola così, ritornando al dilemma iniziale, non è questione di “farcela da solo” o “farsi aiutare”, ma di integrare due modalità di risolvere i problemi per lavorare tutti insieme verso un unico scopo, il tuo stare bene e quello dei tuoi familiari.

📌  Ma ricorda: responsabilità e merito del cambiamento sono sempre personali. Nessuno può affrontare il disagio psicologico al posto nostro.

Il lavoro di cambiamento lo fa chi va in terapia, parlando della condizione di sofferenza propria o di un familiare, mettendosi in discussione in uno spazio di ascolto e di dialogo, sperimentando nel qui ed ora della terapia nuove modalità di stare insieme e da mettere in pratica anche oltre la stanza di terapia.

Ora cosa ne pensi: rivolgersi ad un terapeuta della famiglia, sì o no?

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Mara Vesco

Sono una psicologa, mi appassionano le storie e le emozioni che accompagnano ogni vita, rendono unico ogni essere umano e il suo contesto familiare. Credo nel cambiamento e nell'importanza della comunicazione come strumento per migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri. Lavoro da anni con le famiglie, in particolare mi occupo di disabilità visiva e di genitorialità. Seguimi su Google+