La conflittualità fraterna è costruttiva?

Recita un antico proverbio: “Fratelli coltelli, parenti serpenti“, a significare che spesso i più aspri e sofferenti conflitti si manifestano tra familiari, fratelli compresi. Ma quali fattori scatenano la conflittualità fraterna? E ancora, la conflittualità fraterna è costruttiva?

Iniziamo col dire che lo psicoanalista Riviere definisce la relazione fraterna un vincolo, inteso come una profonda unione che lega gli individui nel tempo, ben oltre la loro stessa vita, nel corso delle generazioni. Infatti, si tratta di una relazione che negli anni può andare incontro a trasformazioni e mutamenti, più o meno importanti, ma che non può mai essere cancellata del tutto.

Sappiamo che le forme della relazione fraterna nell’infanzia possono assumere diverse coloriture e tonalità. Ma che siano complici e inseparabili, litigiosi e bisbetici o dispettosi e giocosi, rimane il fatto che i fratelli rappresentano gli uni per gli altri un’occasione unica di crescita. Dunque, anche quando il rapporto non è sereno e tranquillo, ma caratterizzato da momenti di accesa conflittualità, rappresenta una chance per imparare a conoscersi e a gestire i diverbi. In tal senso, possiamo pensare al rapporto tra fratelli come ad una vera e propria “palestra sociale”, un prezioso spazio relazionale che permette di mettersi alla prova, confrontarsi e rispecchiarsi nel contesto protetto della relazione con il proprio fratello/sorella.

Questo discorso vale ancor di più per il secondogenito rispetto al quale il primogenito rappresenta spesso la prima significativa interazione tra pari, dunque un’occasione unica di socializzazione. Accade così che, a poco a poco, i fratelli imparano a interagire fra di loro, osservandosi, prendendosi le misure e ad affermare la propria individualità, assumendo delle posizioni che implicano inevitabilmente il dover tenere in considerazione punti di vista ed esigenze reciproche.

Una certa dose di conflittualità è dunque attesa e rientra nel percorso di crescita del rapporto fraterno. In tal senso, la conflittualità fraterna non è sempre distruttiva: gli studiosi definiscono “concorrenza costruttiva”, quella forma di conflittualità nella quale gli aspetti ludici primeggiano sul desiderio di prevaricare e di imporsi sull’altro.

Ma quali sono i fattori che più frequentemente scatenano la rivalità fraterna? Vediamone alcuni:

– la percezione di una differenza di trattamento e/o di distribuzione affettiva tra fratelli può scatenare un atteggiamento di rivalità fraterna nel figlio che si sente trascurato;

– la differenza d’età: minore è la differenza d’età e tanto più la relazione sarà conflittuale;

fratelli di sesso diverso a volte tendono a litigare più frequentemente. Tale diversità, è infatti accompagnata  da ruoli, interessi, aspettative e vissuti distinti che possono incidere sull’andamento della relazione;

la presenza di una conflittualità genitoriale che trasmette implicitamente ai figli un modello relazionale basato sulla competizione, l’affermazione di sè stessi, anzichè sul sentimento di complicità e sull’accettazione delle proprie fragilità.

I momenti di conflittualità fraterna attirano spesso l’attenzione dei genitori che tendono a intervenire per sedare le controversie tra i figli. E’ bene sottolineare l’importanza che riveste l’osservazione attenta di ciò che sta accadendo nell’interazione tra i figli, per sviluppare quella sensibilità che permette di capire quando un intervento esterno risulta disadattivo in quanto non consente ai figli di imparare a regolarsi da soli, a gestire gli impulsi aggressivi e le relazioni conflittuali.

Al di là dei conflitti che possono insorgere quando i fratelli sono già grandicelli, è importante sottolineare che il legame di attaccamento tra fratelli si costruisce a poco a poco. La nascita di un fratellino o di una sorellina rappresenta un importante cambiamento nella vita del primogenito che necessita di tempo per essere metabolizzata e accettata. Il primogenito si trova così a dover gestire i sentimenti di ambivalenza verso il nuovo arrivato e può accadere che il bambino manifesti il suo disagio con reazioni di pianto e di gelosia accompagnate da un’eccessiva ricerca di vicinanza genitoriale. In questi casi un atteggiamento attento e comprensivo da parte dei genitori, unitamente a un comportamento che tende a far sentire l’unicità del rapporto con il figlio, può essere d’aiuto per superare il momento di impasse.

Anche il secondogenito prova vissuti di gelosia e invidia nei confronti del fratello maggiore, verso il quale sviluppa la prima forma di attaccamento a partire dai sette/otto mesi testimoniata dal fatto che comincerà ad imitarlo.

Per concludere, accettare l’inevitabile conflittualità fraterna, individuarne il valore funzionale, darle un significato, traducendo in parole i vissuti emotivi che la contraddistinguono, può essere di grande aiuto per i fratelli che hanno così l’occasione di imparare qualcosa di più su sè stessi, sull’altro e sulla relazione fraterna.

Letture consigliate:

Capodieci, S. (2003). Fratelli & Sorelle. Caino e Abele o Hansel e Gretel? Milano: San Paolo Edizioni.

Dunn, J. (1984). Sorelle e fratelli. Roma: Armando Editore.

Furnam, W. & Buhrmester, D. (1985). Children’s Perceptions of the Qualities of Sibling Relationships. Child Development, 56, 448-461.

Monteiro Fernandes, O. (2005). Essere figlio unico – Essere fratello. Le relazioni tra fratelli nelle famiglie di oggi. Roma: Koinè.

Petri, H. (2004). Fratelli: amore e rivalità. La relazione più lunga della nostra vita. Roma: Koinè.

 

Dott.ssa Mara Vesco – Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

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